PER IL MATRIMONIO DI MAURO(23 Gennaio 2004)

Non ci sarò.
                    Non è come una volta,
quando rideva il sole. Quando ancora
si poteva per una ballerina
correre da Milano a Ventimiglia.

La congiura degli anni travestiti
da occasioni, da anticipi, da premi
mai riscossi alla fine ci trascina
in fondo a questo circo dove siamo
straziati da necrofori messaggi.

Tu che sei stato sempre trascurato
dalle mie fatue vanità corsare,
voglio sperare che perdonerai
questo padre incapace di esser tale.

Ma i figli nella fretta di passare
sono una storia di numerazione:

Sui stampiglia l’immagine del primo
nell’albo personale dei ricordi
e gli altri sono un numero che cresce:
c’è il secondo, c’è il terzo e poi c’è il quarto
talvolta.
             Ma il modello è sempre il primo.

Se tu non lo facessi cambierebbe
per la cronaca poco ma per me
forse qualcosa cambierebbe.
                                                In fondo
nulla di quanto amavo sono stato
capace di portare nel presente.

Così mi trovo spaesato in un
resto di mondo non più mio. E aspetto
il momento di uscire dalla scena
con disappunto. Come il vecchio attore
che non ha fatto ridere e lo sa.

E adesso deve uscire. E con affanno
si ripassa la parte dell’addio.

Ma siamo così soli dopo che
i nostri miti sono tramontati
che non c’è gioco che ci attragga più.

Ulisse,il maschio superuomo torna
ma non perdona. Uccide. E tutto questo
corrisponde a uno schema che in passato
poteva anche piacere. Oggi non è
così nelle apparenze. Ma nel fondo
di molte nostre cose c’è la stessa
smania risolutrice. Ulisse è ancora
il nostro eroe. Mi fanno pena i Proci
poveri illusi senza protezioni,
uccisi da un monarchico gigione
che alla fine fremente della fiera
toglie loro le poche libertà
che si erano cucite sulle maglie
e li fa fuori.
                   Tutti i nostri eroi:

Ulisse, Montecristo, nostri infami
miserevoli eroi sono falliti.

E la miseria di essere isolati
ci fa quasi pentire di ogni cosa.
Quindi ci annulla.Uccide.
                                        Senza appello.

Così ci siamo stati inutilmente.

Per resistere. Giorno dopo giorno.

Il premio della corsa fu soffrire,
deporre i ceppi e non poter capire.