LE RAGAZZE DEL MARE

Le ragazze del mare,dicevamo,
restavano nei nostri sentimenti
tutto settembre,mese di rimpianti
e di restaurazioni.Poi,col tempo,
soffocate dai compiti di greco
o dalla nuova prorompenza di una
generosa compagna di liceo
ritornavano a fare capolino
solo nelle vetrine di Natale.

Depositate nella commozione
delle nostre soffitte con un vago
senso di disappunto senza nome.

Le ragazze del mare erano un poco
come i sogni interrotti dal mattino:
vi si rimane affezionati ma
non capiremo mai se erano nati
per non dover durare oppure se
sono stati sepolti dal grigiore.

Le gambe dell’acrobata non sono
come le gambe delle ballerine:
spesso sono più belle ma nessuno
affascinato dai suoi voli mai
le noterà.Più tardi,caso mai,
sommessamente,prima di partire,
ci parrà lacrimando di qualcuna
di quelle figurine addirittura
di essere stati innamorati.
                                          Ma
c’è uno specchio nascosto nel solaio
del nostro quotidiano che riflette
le immagini dei fatti ogni momento.

E che ci dice che fra la memoria
e ciò che è stato c’è un diaframma di
malinconie non vere.
E tutto accade
e non accade,si mescola e cade
sul suo piano traslucido.Perchè
nei fatti sono stati il prima e il poi:
le ragazze del mare e i loro stinti
fotogrammi negli abiti da sposa:
la memoria e l’immagine ugualmente
definitivi per giocare questa
finta partita con l’eternità.