Fu l’anno in cui su Roma nevicò.
I bambini di allora, ora ingrigiti
con gli sguardi sognanti nei momenti
più cupi lo rammentano perché
quella imprevista mobile intemperia
fu la loro poesia. Da quell’inverno
non è più nevicato in questi posti.
Là sulla neve di piazza Bologna
ci trovammo:lei era una ragazza
nata per gioco e per gioco vivente
Mi piacque quel suo vivo escogitare
trucchi per esser lieta, per lasciarsi
andare.
Io sono stato un uomo cupo,
controverso, egocentrico. Non ho
mai ceduto un sorriso a chicchessia.
Ma la neve, la voglia di giocare,
la nostalgia di aver perso qualcosa
lungo il cammino inavvertitamente
mi presero. E così ci conoscemmo.
E poi dimenticammo. Un solo giorno
d’amore. Ma chi sa cos’è l’amore?
Che sia questo inconsulto e dolce incastro
di occasioni e di accenti? Non lo so.
Nulla è mai definibile. E un poeta
ama così:le ombre,le occasioni
I sorrisi, le rapide follie.
E una cosa che è solo un’occasione
fuggitiva gli resta nella mente
per sempre finchè vive. E così sogno
ancora quell’inverno eccezionale.
E ti ricordo ancora, adolescente
dagli occhi vispi, poesia distrutta
dalle cose e dal tempo e ancora viva
nella memoria mia peccaminosa
che ti celebra ancora.
. Anche se a Roma
da tanto tempo non nevica più.
