C’ERANO I CAVALLONI

C’erano i cavalloni. Lei faceva
finta di aver paura ed esitava
col dito in bocca sulla riva. A volte
un quadretto persino un po’ banale
fa apparire il presente malsicuro.

Perché sentirsi vivi è aver paura
di intravededere in fondo ai nostri passi
il punto in cui la storia innoquamente
precipita nel buio e ci cancella.

C’erano i cavalloni. La bambina
era soltanto un’avida figura
che indugiava vezzosa sulla riva.

Una fotografia scattata in fretta
per cogliere emozioni immaginate.
Un poco mossa. Come l’ora d’aria
o quella delle visite
per le grandi occasioni o per Natale
quando i parenti vengono a rifarsi
della loro paura di esser vivi.

Perché i ricordi come soldatini
di piombo a passo d’oca
marciano sul sofà mentre dormiamo
e ci chiamano a tetri appuntamenti.

Bordeggiando fra i flutti la bottiglia
è giunta stamattina inaspettata
e carica di inutili segnali.

Quando il messaggio arriva non ci trova.

Perché siamo una minima puntata
di un racconto infinito;le pedine
di un’incongrua staffetta fra migliaia
di morti,di ombre,di romanzi rosa.