LETTERA DEL VECCHIO

Cara mia parigina,qualche volta
penso a te che svolazzi fior da fiore
fra le vetrine metropolitane.

Sai,mia cara,ci sono tante cose
che cambiano quaggiù.Rapidamente.

Te le registro perché non ti accada
che le trattenga dentro i tuoi ricordi
e quando torni ,se ritornerai,
non le trovi e ci puoi restare male.

Per cominciare nell’angolo stretto
della piazzetta del paese dove
c’era la sede del Dopolavoro
ora faranno una lavanderia.

E’ stato una conquista delle lotte
del primo novecento.Gli operai
lo avevano inventato con le loro
partite a scopa,con le bicchierate
i comizi,le riffe, i corsi. L’hanno
condannato i frenetici ricambi
fra le generazioni.Ora sarà
chiuso perché popolato solamente
da fantasmi oramai;da grandi coppe,

da diplomi in cornice,,vecchie foto.

A vederlo la sera illuminato
ma vuoto ci faceva immusonire
mentre ci si sfogliavano fra gli occhi
le facce dei suoi soci del passato.

I vecchi sono gli ultimi arrivati
dì una corsa campestre fatta intorno
al giardino di casa. Solo i primi
a partire in fondo sono fortunati:
non sentono il mefìtico squallore
del circolo che chiude i suoi battenti
per la scomparsa degli ultimi soci.

II custode accostando il portoncino
per un’ultima volta cede al piano
lacrimare di un cinema scomposto
su un garrulo passato.Ora passato.

Lui che non era della comitiva
ma soltanto acquisito;dall’età
e dalle troppe defezioni che
la gara intorno aveva seminato
e per comporre il tavolo la sera
di tressette col morto;ora si sente
parte in causa,vestale di una vita
che se ne è andata.E sa che porterà
con sé nell’altro mondo. Sì, la Storia
scrive in grandi libroni ogni accaduto
– cifre,numeri e nomi sconosciuti
accatastati a virgole,a migliaia
nei vecchi archivi e nelle sagrestie –

Ma quelli che lo vivono lo portano con loro.

E quelli dopo non lo sanno.Tutto
si dimentica mentre lo si vive.