E a un certo punto poi ti accorgerai
che i disinvolti abitatori dei
tuoi sogni dal furtivo disincanto
alla luce del sole avranno tutti
passato la frontiera. E che sei solo.
Preferirai affacciarti sulla via
nella misericordia della sera
quando tutto si oscura e il tuo relitto
così si fa ragione del suo stato.
Sarai la foglia secca prigioniera
delle larve che l’hanno catturata
e la tengono appesa al ramo spoglio
dove sembra superstite e non è
che una mummia-marsupio penzolante
al desolato vento dell’autunno.
Come la nave che ha deposto tutto
il suo carico e pencola sul molo
in attesa del viaggio che verrà.
Ma il capitano dorme abbindolato
dal dondolio dell’ultima sua sbornia.
E uscire nella nebbia fa paura.
E restare nel porto è vanità.